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Istruzione, inclusione sociale e occupazione a Palermo

La scuola come spazio di diritti e uguaglianza, la scuola di tutti contro un sapere elitario che rende le masse schiave, la scuola da recuperare, da riporre al centro della città; questi e altri i temi dell’appassionato dibattito svoltosi all’Hotel delle Palme di Palermo giorno 20 gennaio alla presenza di personaggi di spicco come Umberto Guidoni, Rita Borsellino e Nadia Spallitta.

A prendere la parola tra i primi è proprio Rita Borsellino, candidata a Sindaco di Palermo con Sel, che parla delle condizioni fisiche delle scuole siciliane: “Le nostre scuole non sono a norma e non sono agibili e sicure; sono luoghi all’interno dei quali i nostri figli corrono dei pericoli. Abbiamo tollerato troppo a lungo e abbiamo guardato con indifferenza dei problemi così seri -e parlo anche degli ospedali- dei quali adesso dobbiamo prenderci cura. La scuola è uno spazio che deve interessare tutta la collettività : è lì che si formano i nuovi cittadini, e se si formano in scuola degradate e fuori norma, come possiamo pretendere che diventino cittadini attenti alla cosa pubblica?”

“E’ necessaria una rivoluzione copernicana” afferma forte e chiaro il già preside Cipolla “I nemici della scuola siamo per primi noi, adesso la scuola rappresenta un’anomalia rispetto alla società che vogliamo, gli insegnanti sono stati ridotti a badanti di trenta ragazzini inferociti e vige in tutti gli strati della società un forte disprezzo per la cultura e la formazione. Smettiamo di pensare allo sfascio, è tempo di pensare a quello che vogliamo, se vogliamo una scuola centrale dobbiamo trovare le risorse e i finanziamenti. Ai Comuni e alle Province è tempo di dire: investite sulla scuola, basta alle feste di paese!”

La scuola è uno spazio in cui sognare e immaginare il futuro, e deve essere una scuola adatta a queste immaginazioni, affinché esse possano trovare la forza e il coraggio per essere avverate. E dev’essere anche uno spazio inserito all’interno di servizi integrati, non a sé stante: l’intera città deve cingere affettuosamente le proprie braccia attorno alla struttura scolastica, creando isole pedonali per i ragazzi, mezzi di trasporto funzionanti e facendo sì che la scuola possa essere spazio anche pomeridiano.

Elena Mignosi, docente universitaria, riflette sui servizi e in base a cosa debbano essere organizzati: “Bisogna comprendere bene cosa possiamo fare con quello che abbiamo e cosa dobbiamo chiedere. Sistema integrato di servizi significa innanzi tutto cambiare e stravolgere la parcellizzazione dell’organizzazione attuale dei servizi, bisogna imparare a parlare la stessa lingua, educarsi al confronto e apprendere dall’esperienza a vari livelli tramite degli spazi di riflessione”.

A parlare dei sistemi urbanistici inadeguati, dell’edilizia scolastica vecchia e obsoleta e dell’abusivismo è Nadia Spallitta, Consigliere Comunale a Palermo e Presidente della commissione urbanistica: “ Quasi tutti gli edifici scolastici a Palermo sono stati costruiti tra gli anni ’60 e gli anni ’90, quindi sono vetusti e necessitano di lavori, che sono stimati attorno ai 400 milioni di euro a fronte invece dei 2 milioni di euro spesi per la manutenzione ordinaria dall’amministrazione comunale dell’ex Sindaco Cammarata. Alcuni degli spazi adibiti a scuola nascono addirittura come appartamenti e la maggior parte viola le norme di sicurezza sismica. Ogni cinquecento studenti c’è una palestra, ogni cento un laboratorio. La situazione è grave e inammissibile”.

A prendere la parola per ultimo e a chiudere l’incontro è Umberto Guidoni ( astronauta e astrofisico, Responsabile Nazionale Dipartimento Università e Ricerca, Scuola, movimenti e politiche giovanili - Sinistra Ecologia e Libertà): “ L’Europa della conoscenza viaggia a velocità diverse: c’è l’Europa delle nazioni che investono fortemente nell’istruzione come in Germania, in cui il governo di centro-destra, mentre la Gelmini faceva in Italia tagli all’istruzione per undici miliardi, ne investiva venticinque in più; a seguito c’è l’Europa media della Francia e dell’Inghilterra; dopo l’Europa delle nazioni appena arrivate ex-comuniste, che cercano di adeguarsi; infine c’è l’Europa delle nazioni che meno investono nei saperi e nella formazione, ovvero Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. E non è un caso se sono proprio questi paesi quelli che più di tutti rischiano il collasso a livello economico, quelli meno competitivi in assoluto. Se non mettiamo al centro i giovani e non diamo loro uno sbocco, questo paese non può davvero farcela. E’ la cultura che ci rende diversi. Il governo precedente ha cercato in tutti i modi di rendere il sapere elitario, ma il sapere dev’essere di tutti e accessibile a tutti, perché tutti hanno il diritto di partecipare alla vita pubblica e di essere liberi. “

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